strage di Ustica

«L'inchiesta è stata ostacolata da reticenze e false testimonianze, sia nell'ambito dell'aeronautica militare italiana sia della NATO, le quali hanno avuto l'effetto di
inquinare o nascondere informazioni su quanto accaduto
»
Ordinanza di rinvio a giudizio-sentenza istruttoria di proscioglimento, rispettivamente, nei procedimenti penali nº 527/84 e nº 266/90.

 

La sera del 27 giugno 1980 il volo di linea IH870 della compagnia aerea Itavia, stava portando 81 persone dall'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna all'aeroporto di Punta Raisi di Palermo (oggi intitolato a Falcone e Borsellino).
Il volo sarebbe dovuto partire alle 18:15, e arrivare alle 21:13, ma era decollato alle 20:08, quasi due ore dopo il previsto, per l'arrivo in ritardo dell’aeromobile, a causa del maltempo.
Così, alle 20:59 e 45 secondi l’aereo, un
McDonnell Douglas DC-9 con sigla I-TIGI, si trovò in volo sul mar Tirreno (vedi rotta), a sud dell'isola di Ponza e a nord di quella di Ustica (39°45'45"N 12°53'45"E), mentre era in corso un episodio di guerra aerea, che ne causò l'abbattimento, uccidendo tutte le persone che erano a bordo, 77 passeggeri, tra cui 13 bambini, e 4 membri dell’equipaggio.
La mancata risposta del volo IH870 alle chiamate del controllo del traffico aereo di Roma Ciampino, determinò alle 23:50 la dichiarazione che l'aereo era disperso. Iniziarono le ricerche, che però dettero risultati solo alle prime luci dell’alba.
Solo alcuni
corpi (alla fine ne furono recuperati trentanove), oggetti e rottami dell’aereo galleggiavano sul mare, così fu subito chiaro che non c’erano superstiti e ci furono le prime ipotesi sulle cause del disastro.

 

Le indagini sulle cause della strage
Molte registrazioni dei centri di controllo nella notte della strage e numerose testimonianze successive dimostrano che nell'ambiente dell'aeronautica militare fosse ben chiaro cosa era successo, e che era chiara la necessità di insabbiare i fatti e le responsabilità, anche mediante minacce.
Chi sapeva benissimo come era andata spinse avanti prima di tutto la pista del “cedimento strutturale”, ossia si sostenne che l’aereo si era “sfasciato” da solo, per sua fragilità. In effetti però, l'aeromobile era stato revisionato completamente un mese prima del disastro.
Questa tesi non aiutò a trovare le cause della strage, ma servì a determinare il fallimento della compagnia aerea Itavia, già pericolante, e nel 2018 la Corte di cassazione condannò i Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e della difesa a risarcire gli eredi del titolare della compagnia, per il dissesto finanziario al quale andò incontro dopo il disastro aereo di Ustica, a causa dell'omesso controllo della situazione dei voli la sera dell’incidente, che aveva contribuito a causare il disastro.
Dopo il “cedimento strutturale” si passò a sostenere la tesi dell’attentato terroristico, per il rinvenimento su alcuni reperti di tracce di T4 e tritolo. Una bomba sarebbe stata portata a bordo e addirittura, secondo una telefonata giunta il giorno successivo alla strage al Corriere della Sera, il terrorista fascista
Marco Affatigato ("il nostro camerata"), sarebbe stato tra le vittime (in realtà è morto quasi 45 anni dopo, il 12 aprile 2025).
I fori d'entrata delle schegge metalliche nella fusoliera resero chiaro fin dall'inizio che le schegge provenivano dall'esterno della fusoliera, quindi da un missile, e non dall'interno della cabina, quindi da una bomba, come confermavano i frammenti metallici estranei nel relitto e nei corpi delle vittime e il fatto che buona parte degli oblò dell'aereo erano intatti.
Nonostante questo, giornali di destra, vertici militari e politici, italiani e stranieri, sostennero a spada tratta la tesi della bomba, messa dai fascisti, oppure da terroristi arabi.
Le indagini furono rese ancora più difficili dall'omertà palese delle autorità militari italiane, statunitensi e francesi, che teoricamente dovevano avere sotto controllo la situazione dei cieli italiani nella notte del 27 giugno 1980, ma che invece posero mille ostacoli, vanificando di fatto un'indagine completa. Valga come esempio quanto accadde con il centro radar AM di Marsala, in Sicilia, importantissimo per la sua posizione, che non fornì registrazioni per i minuti dell'incidente, a causa di una presunta esercitazione tecnica, che proprio in quegli istanti avrebbe impegnato il personale di controllo a seguire del traffico aereo fittizio. In sede di indagine, però, non si riuscì a trovare neanche un controllore che ricordasse di aver partecipato all'esercitazione, e inoltre la pagina del registro del centro radar relativa alla sera della strage era stata tagliata, in modo molto accurato, e poi riscritta sul foglio successivo.

Il recupero del relitto
Alcuni rottami del DC-9 e trentanove corpi furono recuperati nell'immediatezza dell'incidente, il resto affondò nel mar Tirreno a profondità intorno ai 3.700 metri.
Il 10 giugno 1987 l’Ifremer (Institut français de recherche pour l'exploitation de la mer, Istituto di ricerca francese per lo sfruttamento del mare), cominciò le operazioni di recupero della carcassa del DC-9. Il recupero sarà incompleto e si concluderà nel maggio 1988, generando polemiche per il legame dell’Ifremer con i servizi segreti francesi, quindi con lo stato possibile responsabile dell’abbattimento.
Il 19 luglio 1991 la società inglese Wimpol (dal 1990 Wimpey Environmental International Ltd), incaricata di completare il recupero, riportò in superficie la scatola nera.
Le parti dell’aereo recuperate, il 96% del totale, furono ricomposte in un
hangar dell'aeroporto militare di Pratica di Mare, presso Roma, dove rimasero fino al 5 giugno 2006, quando furono trasferite, grazie ai Vigili del fuoco, nel nuovo museo per la memoria, creato a Bologna (vedi più avanti).

Il muro di gomma
Le vistose incongruenze delle indagini, giudiziarie e giornalistiche, spinsero vari giornalisti ad indagare in modo serio sulle cause della strage di Ustica.
Tra di essi
Andrea Purgatori (1953-2023) scrisse per Il Corriere della Sera una serie di articoli che mettevano a nudo le contraddizioni delle tesi del cedimento strutturale (nel 1984) e poi della bomba, difesa in modo accalorato da quotidiani di destra, tra i quali Il Tempo.
Nel corso dei decenni trascorsi dal 1980, molte preziose testimonianze sono state fatte sparire: registrazioni radar e sonore, e perfino persone, in grado di dare dati sulla notte del 27 giugno 1980 ma morte prematuramente e in modo sospetto.
Purgatori si scontrò con reticenze e menzogne da parte dei vertici dell’Aeronautica militare, e nel 1991 il regista
Marco Risi girò un film, con sceneggiatura, tra gli altri, dello stesso Purgatori, intitolato “Il muro di gomma”, centrato sulla storia di un giornalista, ispirato allo stesso Purgatori, e interpretato da Corso Salani, che nell’indagare sulla strage di Ustica si trova davanti a depistaggi e bugie, anche grossolane, appunto un "muro di gomma", con lo scopo di accreditare tesi di comodo sulle cause della tragedia.
Emerse infine la tesi più credibile, quella dell’abbattimento per errore per opera di un caccia militare francese, decollato dalla base di Solenzara, in Corsica, oppure da una portaerei (la
Foch o la Clemenceau), per abbattere l’aereo del leader libico Muhammar Gheddafi, che sarebbe comunque stato avvertito dell’attentato, e quindi non era a bordo, in trasferimento da Tripoli a un paese dell'Europa dell'Est o viceversa.
Questa ipotesi fu confermata nel febbraio 2007 dall'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che all'epoca della strage era Presidente del Consiglio, che riferì all'autorità giudiziaria di aver saputo dai servizi segreti italiani che il DC 9 dell'Itavia era stato abbattuto da un caccia dell'Aéronautique Navale decollato da una portaerei francese (secondo Cossiga la Clemenceau).

Il MiG libico
Parallelo all'abbattimento del DC9 di Ustica è il mistero dell'aereo da caccia
MiG-23MS libico i cui resti furono trovati sulle montagne calabresi di Castelsilano, in Sila, secondo la data ufficiale il 18 luglio 1980: sarebbe stato un aereo di scorta a quello di Gheddafi, colpito dai caccia che lo inseguivano.
Erano noti gli sconfinamenti di aerei militari libici sullo spazio aereo italiano, dovuti alla necessità di trasferire gli aerei MiG e Sukhoi, di fabbricazione sovietica, in Jugoslavia, per manutenzione e riparazioni. Non è da escludere che l’aereo libico abbattuto fosse impegnato in uno di questi trasferimenti.
L’aereo libico era un caccia, e quindi non poteva recare a bordo Gheddafi, e si sarebbe posto al riparo del DC-9 dell’Itavia per sfuggire ai caccia francesi, che avrebbero comunque esploso un missile, responsabile dell'abbattimento dell’aereo dell’Itavia.
La Libia era un paese ostile all'Italia e alla NATO, e nel giorno della presunta caduta, era in corso una vasta esercitazione aeronavale della NATO nel canale di Sicilia, e quindi il MiG non avrebbe potuto arrivare dalla Libia fino alla Sila senza essere intercettato.
Il medico che aveva eseguito la visita necroscopica sul cadavere del pilota libico, in base allo stato di decomposizione e alla presenza di larve, aveva constatato che la morte risaliva a circa tre settimane prima del ritrovamento, ossia ai giorni della strage di Ustica, e vari testimoni, anche delle forze dell'ordine, avevano notato fori di proiettili sulla carlinga, che smentivano la versione ufficiale, concordata con i libici, di un incidente dovuto a un malore del pilota, che aveva perso quindi il controllo dell'aereo.

I processi
Il muro di gomma a cui faceva riferimento il film di Marco Risi ha funzionato, e a tutt'oggi non c'è una verità processuale che scaturisca da sentenze, per l'impossibilità di individuare responsabilità certe, tali da portare ad una sentenza. L'enorme mole di documentazione raccolta ha comunque permesso ai tribunali e alla Commissione stragi di chiarire l'inesistenza delle ipotesi sul cedimento strutturale e sulla bomba a bordo. Le sentenze civili che hanno portato alla definizione dei risarcimenti alle vittime hanno inoltre confermato l'ipotesi del missile.

Museo per la Memoria di Ustica di Bologna
Il 27 giugno 2007, ventisettesimo anniversario della strage, è stato inaugurato a Bologna il Museo per la Memoria di Ustica (
link al sito del museo) creato principalmente su impulso di Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione parenti delle vittime. L'installazione permanente dell'artista francese Christian Boltanski (1944-2021), costruita in un vecchio deposito di tram a cavalli, intorno ai resti del DC-9, recuperati e ricostruiti intorno a una intelaiatura di metallo che ripete la struttura dell'aereo.
Tutto intorno alla platea su cui giace il relitto, si trova un
ballatoio dove sono appesi 81 specchi neri, ognuno con un altoparlante che ripete delle frasi sussurrate, registrate immaginando quello che ciascuno dei passeggeri avrebbe potuto pensare durante il volo, in base alle storie personali, all'età e al motivo del viaggio.
Inoltre, dal soffitto del Museo pendono
81 lampadine, di diversa grandezza e posizione, che si accendono e si spengono dolcemente tutte insieme, al ritmo di un respiro.
Intorno al relitto si trovano poi nove
grandi casse nere, che contengono decine di oggetti personali appartenuti alle vittime: scarpe, pinne, boccagli, occhiali e vestiti, invisibili ai visitatori, ma le cui foto sono state inserite da Boltanski nella “Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870”.

Altra memoria
L'Associazione parenti delle vittime ha pubblicato nel 2020 il
libro "La verità ha un prezzo che vogliamo pagare" in cui si ripercorrono in ordine cronologico gli eventi della vicenda di Ustica e la storia dell'associazione dei parenti.
Nello stesso anno è uscito il
libro fotografico "Stragedia Ustica 1980", che raccoglie 81 foto (tante quante sono state le vittime) del fotografo bolognese Nino Migliori (1926-), scattate nel 2007 a lume di candela, riprendendo particolari del relitto del DC9, mentre veniva allestito a Bologna.

 

BIBLIOGRAFIA
Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica (2020) La verità ha un prezzo che vogliamo pagare. Officina Immagine, Bologna. copertina
Comune di Bologna Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870. Museo per la Memoria di Ustica, Bologna.
copertina
MIGLIORI Nino (2020) Stragedia Ustica 1980. Istituzione Bologna Musei. MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna.
copertina

SITI VISITATI
https://www.noidellitavia.it
https://www.stragi80.it
Wikipedia_Strage di Ustica

VIDEO
Atlantide - Ustica, l'ultimo miglio. Andrea Purgatori, La7
link.
Ero nato per volare - Museo per le Vittime di Ustica
link.
I TIGI Canto per Ustica (2000) Marco Paolini. Bologna Piazza S Stefano
link.
Luci per Ustica (2023) Luciano Manuzzi, Rai 3
link.
Speciale Ustica: una breccia nel muro (2024) Massimo Giletti, Rai 3,
link.

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pagina creata il: 14 giugno 2026 e aggiornata a: 16 giugno 2026