La sera
del 27 giugno 1980 il volo di linea IH870 della compagnia aerea
Itavia, stava portando 81 persone dall'aeroporto Guglielmo
Marconi di Bologna
all'aeroporto di Punta Raisi di Palermo (oggi intitolato a Falcone e
Borsellino).
Il volo sarebbe dovuto partire alle 18:15, e arrivare alle 21:13,
ma era decollato alle 20:08, quasi due ore dopo il previsto, per
l'arrivo in ritardo dellaeromobile, a causa del maltempo.
Così, alle 20:59 e 45 secondi laereo, un McDonnell
Douglas DC-9 con sigla I-TIGI, si trovò in volo sul
mar Tirreno (vedi rotta), a sud dell'isola di Ponza e
a nord di quella di Ustica (39°45'45"N 12°53'45"E),
mentre era in corso un episodio di guerra aerea, che ne causò
l'abbattimento, uccidendo tutte le persone che erano a bordo,
77 passeggeri, tra cui 13 bambini, e 4 membri dellequipaggio.
La mancata risposta del volo IH870 alle chiamate del controllo
del traffico aereo di Roma Ciampino, determinò alle 23:50
la dichiarazione che l'aereo era disperso. Iniziarono le ricerche,
che però dettero risultati solo alle prime luci dellalba.
Solo alcuni corpi (alla fine ne
furono recuperati trentanove), oggetti e rottami dellaereo
galleggiavano sul mare, così fu subito chiaro che non cerano
superstiti e ci furono le prime ipotesi sulle cause del disastro.

Le indagini
sulle cause della strage
Molte registrazioni dei centri di controllo nella notte della
strage e numerose testimonianze successive dimostrano che nell'ambiente
dell'aeronautica militare fosse ben chiaro cosa era successo,
e che era chiara la necessità di insabbiare i fatti e le
responsabilità, anche mediante minacce.
Chi sapeva benissimo come era andata spinse avanti prima di tutto
la pista del cedimento strutturale, ossia si sostenne
che laereo si era sfasciato da solo, per sua
fragilità. In effetti però, l'aeromobile era stato
revisionato completamente un mese prima del disastro.
Questa tesi non aiutò a trovare le cause della strage,
ma servì a determinare il fallimento della compagnia aerea
Itavia, già pericolante, e nel 2018 la Corte di cassazione
condannò i Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti
e della difesa a risarcire gli eredi del titolare della compagnia,
per il dissesto finanziario al quale andò incontro dopo
il disastro aereo di Ustica, a causa dell'omesso controllo della
situazione dei voli la sera dellincidente, che aveva contribuito
a causare il disastro.
Dopo il cedimento strutturale si passò a sostenere
la tesi dellattentato terroristico, per il rinvenimento
su alcuni reperti di tracce di T4 e tritolo. Una bomba sarebbe
stata portata a bordo e addirittura, secondo una telefonata giunta
il giorno successivo alla strage al Corriere della Sera,
il terrorista fascista Marco Affatigato ("il nostro camerata"),
sarebbe stato tra le vittime (in realtà è morto
quasi 45 anni dopo, il 12 aprile 2025).
I fori d'entrata delle schegge metalliche nella fusoliera resero
chiaro fin dall'inizio che le schegge provenivano dall'esterno
della fusoliera, quindi da un missile, e non dall'interno della
cabina, quindi da una bomba, come confermavano i frammenti metallici
estranei nel relitto e nei corpi delle vittime e il fatto che
buona parte degli oblò dell'aereo erano intatti.
Nonostante questo, giornali di destra, vertici militari e politici,
italiani e stranieri, sostennero a spada tratta la tesi della
bomba, messa dai fascisti, oppure da terroristi arabi.
Le indagini furono rese ancora più difficili dall'omertà
palese delle autorità militari italiane, statunitensi e
francesi, che teoricamente dovevano avere sotto controllo la situazione
dei cieli italiani nella notte del 27 giugno 1980, ma che invece
posero mille ostacoli, vanificando di fatto un'indagine completa.
Valga come esempio quanto accadde con il centro radar AM di Marsala,
in Sicilia, importantissimo per la sua posizione, che non fornì
registrazioni per i minuti dell'incidente, a causa di una presunta
esercitazione tecnica, che proprio in quegli istanti avrebbe impegnato
il personale di controllo a seguire del traffico aereo fittizio.
In sede di indagine, però, non si riuscì a trovare
neanche un controllore che ricordasse di aver partecipato all'esercitazione,
e inoltre la pagina del registro del centro radar relativa alla
sera della strage era stata tagliata, in modo molto accurato,
e poi riscritta sul foglio successivo.
Il recupero
del relitto
Alcuni rottami del DC-9 e trentanove corpi furono recuperati nell'immediatezza
dell'incidente, il resto affondò nel mar Tirreno a profondità
intorno ai 3.700 metri.
Il 10 giugno 1987 lIfremer (Institut français
de recherche pour l'exploitation de la mer, Istituto di ricerca
francese per lo sfruttamento del mare), cominciò le operazioni
di recupero della carcassa del DC-9. Il recupero sarà incompleto
e si concluderà nel maggio 1988, generando polemiche per
il legame dellIfremer con i servizi segreti francesi, quindi
con lo stato possibile responsabile dellabbattimento.
Il 19 luglio 1991 la società inglese Wimpol (dal 1990 Wimpey
Environmental International Ltd), incaricata di completare il
recupero, riportò in superficie la scatola nera.
Le parti dellaereo recuperate, il 96% del totale, furono
ricomposte in un hangar dell'aeroporto militare di Pratica di Mare,
presso Roma, dove rimasero fino al 5 giugno 2006, quando furono
trasferite, grazie ai Vigili
del fuoco,
nel nuovo museo per la memoria, creato a Bologna (vedi più
avanti).

Il muro
di gomma
Le vistose incongruenze delle indagini, giudiziarie e giornalistiche,
spinsero vari giornalisti ad indagare in modo serio sulle cause
della strage di Ustica.
Tra di essi Andrea
Purgatori
(1953-2023) scrisse per Il
Corriere della Sera una serie di articoli che mettevano a nudo le contraddizioni
delle tesi del cedimento strutturale (nel 1984) e poi della bomba,
difesa in modo accalorato da quotidiani di destra, tra i quali
Il Tempo.
Nel corso dei decenni trascorsi dal 1980, molte preziose testimonianze
sono state fatte sparire: registrazioni radar e sonore, e perfino
persone, in grado di dare dati sulla notte del 27 giugno 1980
ma morte prematuramente e in modo sospetto.
Purgatori si scontrò con reticenze e menzogne da parte
dei vertici dellAeronautica militare, e nel 1991 il regista
Marco
Risi
girò un film, con sceneggiatura, tra gli altri, dello stesso
Purgatori, intitolato Il muro di gomma, centrato sulla storia
di un giornalista, ispirato allo stesso Purgatori, e interpretato
da Corso
Salani,
che nellindagare sulla strage di Ustica si trova davanti
a depistaggi e bugie, anche grossolane, appunto un "muro
di gomma", con lo scopo di accreditare tesi di comodo sulle
cause della tragedia.
Emerse infine la tesi più credibile, quella dellabbattimento
per errore per opera di un caccia militare francese, decollato
dalla base di Solenzara, in Corsica, oppure da una portaerei (la
Foch o la Clemenceau), per abbattere
laereo del leader libico Muhammar Gheddafi, che sarebbe comunque stato avvertito
dellattentato, e quindi non era a bordo, in trasferimento
da Tripoli a un paese dell'Europa dell'Est o viceversa.
Questa ipotesi fu confermata nel febbraio 2007 dall'ex Presidente
della Repubblica Francesco Cossiga, che all'epoca della strage
era Presidente del Consiglio, che riferì all'autorità
giudiziaria di aver saputo dai servizi segreti italiani che il
DC 9 dell'Itavia era stato abbattuto da un caccia dell'Aéronautique
Navale decollato da una portaerei francese (secondo Cossiga la
Clemenceau).

Il MiG
libico
Parallelo all'abbattimento del DC9 di Ustica è il mistero
dell'aereo da caccia MiG-23MS libico i cui resti furono trovati sulle montagne calabresi
di Castelsilano, in Sila, secondo la data ufficiale il 18
luglio 1980:
sarebbe stato un aereo di scorta a quello di Gheddafi, colpito
dai caccia che lo inseguivano.
Erano noti gli sconfinamenti di aerei militari libici sullo spazio
aereo italiano, dovuti alla necessità di trasferire gli
aerei MiG e Sukhoi, di fabbricazione sovietica, in Jugoslavia,
per manutenzione e riparazioni. Non è da escludere che
laereo libico abbattuto fosse impegnato in uno di questi
trasferimenti.
Laereo libico era un caccia, e quindi non poteva recare
a bordo Gheddafi, e si sarebbe posto al riparo del DC-9 dellItavia
per sfuggire ai caccia francesi, che avrebbero comunque esploso
un missile, responsabile dell'abbattimento dellaereo dellItavia.
La Libia era un paese ostile all'Italia e alla NATO, e nel giorno
della presunta caduta, era in corso una vasta esercitazione aeronavale
della NATO nel canale di Sicilia, e quindi il MiG non avrebbe
potuto arrivare dalla Libia fino alla Sila senza essere intercettato.
Il medico che aveva eseguito la visita necroscopica sul cadavere
del pilota libico, in base allo stato di decomposizione e alla
presenza di larve, aveva constatato che la morte risaliva a circa
tre settimane prima del ritrovamento, ossia ai giorni della strage
di Ustica, e vari testimoni, anche delle forze dell'ordine, avevano
notato fori di proiettili sulla carlinga, che smentivano la versione
ufficiale, concordata con i libici, di un incidente dovuto a un
malore del pilota, che aveva perso quindi il controllo dell'aereo.

I processi
Il muro di gomma a cui faceva riferimento il film di Marco Risi
ha funzionato, e a tutt'oggi non c'è una verità
processuale che scaturisca da sentenze, per l'impossibilità
di individuare responsabilità certe, tali da portare ad
una sentenza. L'enorme mole di documentazione raccolta ha comunque
permesso ai tribunali e alla Commissione stragi di chiarire l'inesistenza
delle ipotesi sul cedimento strutturale e sulla bomba a bordo.
Le sentenze civili che hanno portato alla definizione dei risarcimenti
alle vittime hanno inoltre confermato l'ipotesi del missile.
Museo
per la Memoria di Ustica di Bologna
Il 27 giugno 2007, ventisettesimo anniversario della strage, è
stato inaugurato a Bologna il Museo per la Memoria di Ustica (link
al sito del museo)
creato principalmente su impulso di Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione
parenti delle vittime. L'installazione permanente dell'artista
francese Christian
Boltanski
(1944-2021), costruita in
un vecchio deposito
di tram a cavalli,
intorno ai resti del DC-9, recuperati e ricostruiti intorno a
una intelaiatura
di metallo
che ripete la struttura dell'aereo.
Tutto intorno alla platea su cui giace il relitto, si trova un
ballatoio dove sono appesi
81 specchi
neri,
ognuno con un altoparlante che ripete delle frasi sussurrate,
registrate immaginando quello che ciascuno dei passeggeri avrebbe
potuto pensare durante il volo, in base alle storie personali,
all'età e al motivo del viaggio.
Inoltre, dal soffitto del Museo pendono 81 lampadine, di diversa grandezza
e posizione, che si accendono e si spengono dolcemente tutte insieme,
al ritmo di un respiro.
Intorno al relitto si trovano poi nove grandi
casse nere,
che contengono decine di oggetti personali appartenuti alle vittime: scarpe,
pinne, boccagli, occhiali e vestiti, invisibili ai visitatori,
ma le cui foto sono state inserite da Boltanski nella Lista
degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH
870.
Altra
memoria
L'Associazione parenti delle vittime ha pubblicato nel 2020 il
libro "La verità
ha un prezzo che vogliamo pagare" in cui si ripercorrono
in ordine cronologico gli eventi della vicenda di Ustica e la
storia dell'associazione dei parenti.
Nello stesso anno è uscito il libro fotografico "Stragedia
Ustica 1980", che raccoglie 81 foto (tante quante sono
state le vittime) del fotografo bolognese Nino Migliori (1926-), scattate nel
2007 a lume di candela, riprendendo particolari del relitto del
DC9, mentre veniva allestito a Bologna.

BIBLIOGRAFIA
Associazione
Parenti delle Vittime della Strage di Ustica (2020) La verità
ha un prezzo che vogliamo pagare. Officina Immagine, Bologna.
copertina
Comune di Bologna Lista degli oggetti personali appartenuti ai
passeggeri del volo IH 870. Museo per la Memoria di Ustica,
Bologna. copertina
MIGLIORI Nino (2020) Stragedia Ustica 1980. Istituzione Bologna
Musei. MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna. copertina
SITI VISITATI
https://www.noidellitavia.it
https://www.stragi80.it
Wikipedia_Strage
di Ustica
VIDEO
Atlantide - Ustica, l'ultimo miglio. Andrea Purgatori, La7 link.
Ero nato per volare - Museo per le Vittime di Ustica link.
I TIGI Canto per Ustica (2000) Marco Paolini. Bologna Piazza S
Stefano link.
Luci per Ustica (2023) Luciano Manuzzi, Rai 3 link.
Speciale Ustica: una breccia nel muro (2024) Massimo Giletti,
Rai 3, link.


pagina creata il: 14 giugno 2026 e aggiornata a: 16 giugno 2026