Gaetano Bresci

Domenica 29 luglio 1900 alle 10 di sera l'anarchico pratese Gaetano Bresci (foto 1 e 2) uccise il re d'Italia Umberto I sparandogli tre colpi (secondo altre fonti quattro) con un revolver Hamilton&Richardson, mentre si spostava in una carrozza scoperta nel parco della Villa Reale di Monza, provenendo dalla palestra della società ginnica "Forti e liberi", dove aveva premiato alcuni atleti. (prima pagina de  Il Messaggero del 31 luglio 1900, copertina de La Domenica del Corriere, 6 agosto 1900, di Achille Beltrame, opere di Flavio Costantini 1 e 2 e 3).
Bresci, operaio tessitore, era emigrato negli USA (a Patterson, nel New Jersey) dove faceva parte di un circolo anarchico ed era tra i fondatori della rivista "La questione sociale". Era tornato in Italia il 17 maggio proprio per uccidere il re.
Il movente dell'attentato era la vendetta per le varie stragi di lavoratori, ordinate per reprimere moti di protesta, come quelli in Sicilia e in Lunigiana nel 1894 e a Milano nel 1898, quando l'esercito aveva sparato sulla folla che manifestava, assassinando centinaia di persone (il numero esatto non è stato mai accertato). Le proteste di Milano erano sorte per la famigerata "tassa sul macinato" che aveva provocato il forte aumento del prezzo del pane e della farina, ne era seguito l'assalto ai forni e la durissima repressione, condotta anche con l'uso dei cannoni.
Lo stesso Umberto I, a cui molti attribuiscono la responsabilità politica della strage, aveva decorato il generale piemontese Fiorenzo Bava Beccaris, che aveva comandato la strage, complimentandosi con lui per aver difeso la civiltà.

Bresci si lasciò arrestare subito dopo il regicidio, senza opporre resistenza, e dichiarò: "Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il re. Ho ucciso un principio."
Lev Tol'stoj commento così il regicidio: "Questi, li si vede sempre in uniforme militare con a fianco lo strumento dell'assassinio, la sciabola. L'assassinio è per essi un mestiere. Ma basta che uno di loro venga assassinato e li udirete recriminare e indignarsi".
Tra le autorità che presentarono le proprie condoglianze per la morte di Umberto I c'era il presidente degli Stati Uniti William McKinley, che circa un anno dopo, il 14 settembre 1901, morì in seguito alle revolverate ricevute otto giorni prima dall'anarchico statunitense di origine polacca Leon Czolgosz, ispirato dal gesto di Gaetano Bresci.
In solo un mese era stato istruito il processo, che che durò solo un giorno, tra le 9 e le 18 del 29 agosto 1900 in corte d'Assise, a Milano in Piazza Beccaria. Bresci aveva chiesto di essere difeso dal deputato socialista Filippo Turati, che, dopo un colloquio con lui, aveva rifiutato, anche perché non esercitava da dieci anni, e gli aveva consigliato l'avvocato napoletano Francesco Saverio Merlino., anarchico in gioventù, e che all'epoca del processo simpatizzava per i socialisti rivoluzionari, pur senza praticare attività politica.
Gli inquirenti cercarono di accreditare la tesi di un complotto anarchico per uccidere Umberto, ma Bresci sostenne sempre di aver agito da solo e di propria iniziativa, e nessun altro anarchico fu coinvolto nel caso.

Bresci fu condannato per il delitto di regicidio "alla pena dell'ergastolo, di cui i primi sette anni in segregazione cellulare continua, all'interdizione perpetua dei pubblici uffici, all'interdetto legale, alla perdita della capacità di testare ritenendo nullo il testamento che per avventura fosse da lui stato fatto prima della condanna" (la pena di morte era stata abolita in Italia nel 1889).
Il condannato Bresci fu prima recluso in isolamento nel carcere milanese di San Vittore, poi nel penitenziario di Portoferraio sull'isola d'Elba, e infine fu deportato nel penitenziario dell'isola di Santo Stefano, nelle isole Ponziane (vedi la mia pagina).
A S. Stefano fu costruita una cella appositamente per Bresci, la Direzione Generale delle Case di pena ne mandò il progetto al cavalier Cecinelli, direttore del carcere: era assolutamente identica a quella che Alfred Dreyfus occupava sull'Isola del Diavolo dal 1895 e che avrebbe occupato ancora fino al 1906.
Leggermente più piccola di quelle comuni, la cella era di 3 x 3 metri: le uniche suppellettili consistevano in un letto in legno e materasso in crine (che, rialzati, durante il giorno dovevano essere legati alla parete con grosse cinghie di cuoio), uno sgabello fissato al pavimento, un catino di legno, e il tradizionale bugliolo. La cella era separata dalle altre e situata in fondo ad un corridoio ricavato in mezzo agli uffici e ai magazzini; era isolata anche la terrazza per l'ora d'aria, in modo che il detenuto fosse isolato anche in quel momento di attenuazione della reclusione. La terrazza era l'unico punto in cui gli altri detenuti avrebbero potuto teoricamente vedere Bresci, ma la sua ora d'aria coincideva con un momento in cui i compagni di detenzione erano rinchiusi, tanto che essi capirono che Bresci era morto proprio perché terminò questa loro interdizione quotidiana a uscire. Sulla terrazza c'erano anche due garitte per le due guardie che lo sorvegliavano in ogni momento.
I secondini Barbieri e De Vita, affermarono di aver trovato morto Gaetano Bresci alle 14,55 di mercoledì 22 maggio 1901, dopo dieci mesi di reclusione.
Secondo la versione ufficiale Bresci si sarebbe strangolato con un asciugamano o con un fazzoletto (secondo due versioni, entrambe ufficiali), attaccandosi alla inferriata della finestra, sfuggendo alla sorveglianza continua dallo spioncino e senza fare alcun rumore, nonostante avesse i piedi chiusi in una lunga catena, fissata a un muro della cella, che faceva rumore ad ogni minimo movimento del condannato. Il sospetto è quindi che sia stato ucciso, magari in una data anteriore a quella dichiarata ufficialmente. Alcune coincidenze, se confermate, potrebbero avvalorare la tesi dell'omicidio di stato: il direttore avrebbe avuto un raddoppio di stipendio e un ergastolano di Santo Stefano avrebbe ottenuto la grazia poco dopo la morte di Bresci.
Sandro Pertini, in un intervento del 19 novembre 1947 all'Assemblea Costituente disse: " ... parlo per esperienza personale (...) . In carcere, onorevole Ministro, si fa questo: si percuote un detenuto; sotto le percosse il detenuto muore, ed allora tutti si preoccupano e si preoccupano non soltanto gli agenti di custodia che hanno percosso il detenuto, ma anche il direttore, il medico, il cappellano e tutti coloro che fanno parte del personale di custodia. Ed allora fanno questo: denudano il detenuto, lo legano all'inferriata e lo fanno trovare così appeso. Viene il medico e fa il referto di morte per suicidio. Questa fu la fine di Bresci. Bresci è stato percosso a morte, poi hanno appeso il cadavere all'inferriata della sua cella di Santo Stefano, dove io sono stato un anno e mezzo".
Ugoberto Alfassio Grimaldi, citando testimonianze di detenuti politici, scrive di Bresci: "Quel 22 maggio tre guardie gli avevano fatto il “Santantonio”: cioè coperte e lenzuola addosso e poi bastonate fino alla fine; i resti erano stati seppelliti, in luogo rimasto senza traccia negli archivi di S. Stefano, da due ergastolani mandati appositamente da un’altra casa di pena e ricondotti subito via; il comandante dell’ergastolo era stato promosso e le tre guardie premiate"
Gaetano Bresci aveva 32 anni, essendo nato a Coiano di Prato da Maddalena Godi e da Gaspare, commerciante in trecce di paglia per cappelli il 10 novembre 1869, un giorno prima del figlio di Umberto I, che diventò re alla morte del padre con il nome di Vittorio Emanuele III.
Dal registro del carcere, che descriveva vita e morte dell'ergastolano, manca la pagina con il numero 515, la matricola di Bresci. Anche all'Archivio Generale dello Stato, a Roma, non c'è nulla che riguardi Gaetano Bresci. Secondo Arrigo Petacco, autore di una fortunata biografia di Bresci, è anche scomparso il contenuto del fascicolo che, tra le "carte segrete" di Giolitti, racchiudeva la documentazione non ufficiale sulla morte "dell'anarchico che venne dall'America".

 

Il corpo di Bresci fu sepolto il 26 maggio 1901 nel cimitero di Santo Stefano. Nella fossa, secondo fonti ufficiose, furono gettate anche tutte le sue cose. Secondo altre fonti il corpo di Bresci fu invece gettato in mare.
Della detenzione dell'anarchico rimase soltanto un cimelio, il berretto da ergastolano: contrassegnato con il numero 515, il copricapo era conservato nel piccolo museo del penitenziario insieme al berretto di un altro famoso anarchico, Pietro Acciarito, che aveva cercato di uccidere Umberto I nel 1897, ovviamente senza successo. Entrambi i berretti andarono distrutti durante una rivolta dei detenuti scoppiata a Santo Stefano al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Nel museo criminologico di Roma sono poi conservati alcuni oggetti sequestrati a Bresci dopo l'arresto: la rivoltella che gli era servita per uccidere il re Umberto I, una macchina fotografica, reagenti per lo sviluppo delle foto e due valige con effetti personali.
Il 29 luglio del 2004, nel 104° anniversario del regicidio, gli anarchici torinesi hanno ricoperto il monumento a Umberto I che sorge sulla collina di Superga a Torino, ed hanno apposto una lapide in ricordo di Gaetano Bresci.
A Carrara, cuore dell'anarchismo italiano, è stato eretto un monumento a Bresci, opera dello scultore Sergio Signori. L'opera, rimasta incompiuta per la morte dell'artista, sorge nei giardini di Turigliano, davanti al cimitero, ed è stata eseguita su commissione dell'artigiano anarchico Ugo Mazzucchelli.

BIBLIOGRAFIA:
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http://www.dirittoestoria.it/4/in-Memoriam/Mario-Da-Passano-e-la-storia-del-diritto-moderno/Da-Passano-Delitto-Regina-Coeli.htm
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- GALZERANO Giuseppe (1988) Gaetano Bresci : la vita, l'attentato, il processo e la morte del regicida anarchico. Galzerano editore -Atti e memorie del popolo - Casalvelino Scalo (Salerno). tel. e fax: 0974.62028 e-mail:
giuseppe.galzerano@aliceposta.it.
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SITI WEB:
Archivio di Metaforum.it, Forum di politica, cultura, società http://www.metaforum.it/archivio/2004/index15b6.html?t4428.html
Federazione Anarchica Italiana (F.A.I.) http://www.federazioneanarchica.org
Istoreco (Istituto per la storia della Resistenza e della societá contemporanea in Provincia di Reggio Emilia) http://www.istoreco-re.it/isto/default.asp?id=326&lang=ITA
Marcello Botarelli, fotografo http://www.marcellobotarelli.it/santostefano/index.htm
Ministero della Giustizia, Museo Criminologico, Roma http://www.museocriminologico.it/bresci.htm
Sito www.ventotene.it http://www.ventotene.it/itinerari/carcere.htm
Spartacus Educational, Regno Unito http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/USAbresci.htm
Spunk Library, biblioteca e archivio anarchico on-line http://www.spunk.org/texts/pubs/ran/sp001769.html
Terre Protette agenzia di viaggi tour operator, Roma http://www.terreprotette.it/tp2/106
Wikipedia, pagina su Gaetano Bresci http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Bresci
http://dwardmac.pitzer.edu/Anarchist_Archives/goldman/ (non più raggiungibile)
http://www.traveleurope.it/ventoten.htm (non più attivo)


pagina creata il: 2 agosto 2001 e aggiornata al: 25 settembre 2017